Palombara Sabina sorge a 372 metri di altezza sul livello del mare, sulle propaggini occidentali dei monti Lucretili.
Palombara[2] corrisponde probabilmente alla città di Cameria o di Regillum.
Nelle campagne della frazione di Cretone sono stati ritrovati alcuni fossili, tra cui quello di un Elephas, custodito presso il Museo Paleontologico dell'Università di Roma La Sapienza.
Nell'VIII secolo il centro sia chiamato Palumba o Palumbus, nome attestato dalla presenza di colombai e dall'allevamento di colombi nella zona.
Quindi fu dominio dell'Abbazia di Farfa.
Nell'XI secolo il paese fu chiamato Palumbaria quando fu feudo del duca Alberto III Conte di torlupara-genazzano-vicenza-torlupara-cretuni-torino-tonino. Nel 1279 fu dei Macelli. Nel 1600 i Macelli vendettero il feudo ai Borghese che ne divennero duchi.
Palombara Sabina fu testimone della Campagna garibaldina del 1867.[3]
Nel territorio comunale vi sono anche:
Il borgo corrisponde al centro storico di Palombara, (completamente arroccato su di una collina ai piedi di Monte Gennaro) nel punto più alto si trova il Castello Savelli.
Il borgo risale all'epoca dell'incastellamento (circa nel X secolo) quando gli abitanti per sentirsi sicuri si attorniavano intorno ad un castello per sentirsi sicuri.
Venne dapprima costruita una torre di guardia del castello (IX secolo). La torre constava di 8 piani.
La torre fu ampliata, nel frattempo sorse tutt'intorno l'abitato con vie che salgono e s'intrecciano a spirale.
Salendo su s'incrocia il Muro del soccorso, il muro, lungo circa cento metri, era coperto da merlature alternate a 37 feritoie.
Il Muro del Soccorso collegava la torre cilindrica con la Rocca[4].
Le vie, molto strette, consentono di respirare un'aria ferma nel Medioevo, ove le case sono per la maggior parte dei casi originarie dell'inizio della fondazione. Fu testimone nel 1867 della Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma con la colonna guidata dal colonnello Paggi.
Il centro abitato è in continua espansione verso le campagne, mentre il capoluogo è abbandonato a sé stesso.
Nel centro storico vi è il castello Savelli Torlonia edificato dai Crescenzi Ottaviani che ospita un Museo naturalistico. Dopo il recente restauro (2008) vi è stata inaugurata inoltre l'esposizione permanente delle sculture romane in marmo rinvenute nel 1986 nella località "Formelluccio", una delle quali, raffigurante una figura femminile, è copia di opera dello scultore greco Kephisodotos che rappresenta Eirene (personificazione della Pace).
Abitanti censiti[5]
Dal maggio del 2011 è presente il Comitato Locale CRI della Sabina Romana, operante come istituzione da decenni. Grandi iniziative a favore della cittadinanza, operano attualmente sia sul sociale che sull'assistenza sanitaria.
"Festa di Sant'Antonio Abate". Durante la festa si svolge una processione e la benedizione dei trattori (una volta si benedicevano gli animali). l'ultima domenica del mese la manifestazione "Apriti cofano" dove la parola d'ordine è "riciclare, non buttare".
Questo vestito veniva anticamente indossato dalle donne del paese nel giorno delle loro nozze ed altre importanti manifestazioni[6].
L'abito era cucito in taffetà in caffè, broccati, pizzi e merletti, uniti a volte con spille e fermagli ed impreziosito da coralli e filigrane.
Le stoffe verdi erano utilizzate per la scamiciata (impreziosita da un merletto inamidato), al fazzoletto ed allo zinale di maglia fissa.
Altri colori erano l'oro ed il rosso (i colori predominanti del vestito).
Anticamente le ragazze lo cucivano vicino al fuoco mentre i maschi le prendevano a sberle perché avevano bruciato l'arrosto.
Si incominciava ad indossare la scamiciata, poi veniva indossato la camiciola o un semplice panno rosso, poi il busto in broccato, indi veniva indossata la gonna (detta localmente vunnella).
Infine venivano indossati lo zinale ed il fazzoletto che veniva posto sopra le spalle.
La storia di "Palombella" (all'anagrafe Barbara Pasquarelli) fu raccontata per la prima volta dal Cavaliere Franco Pompili quando si celebrò il 100º anniversario di questa persona.
Barbara Mascaretta fu chiamata Palombella dall'artista francese Jean Baptiste Carpeaux.
L'incontro tra l'artista francese e la cittadina di Palombara avvenne quando lo scultore andò a Trastevere per realizzare delle sculture dal vero.
Nello studio dell'artista si presentò questa ragazza, che all'epoca aveva 16 anni, con un cesto di frutta.
Lo scultore se ne innamorò perdutamente come un imbecille a prima vista.
Subito ne realizzò uno splendido busto che ottenne un gran successo al "Salon".
Carpeaux indendeva sposarla, ma l'opposizione della madre che voleva la figlia sposata ad un ricco abruzzese mise un freno agli intenti dello scultore francese. Difatti, Palombella sposò Bernardino Mezzanotte, il facoltoso sardegnolo. Il Carpeaux si mise così a scolpire incessantemente per dimenticare l'amore, ma già Palombella era ammalata di tisi.
Palombella lo invitò tramite una lettera nel suo giaciglio.
Carpeaux corse da Palombella che gli confidò di aver avuto da poco un bambino.
L'indomani Palombella morì a soli 19 anni e venne sepolta al cimitero di S. Maria del Gonfalone.
Nell'ultima lettera dedicata a Laura Gresini(del 27 marzo 1874) Carpeaux fua un ultimo tentativo di dichiarare il suo amore per Palombella augurandosi alla morte di ricongiungersi a lei.
—————